L’ARTE CHE CURA

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L’ARTE CHE CURA – 22 Novembre 2011

 A Varese e Cittiglio l’Accademia di Brera entra in ospedale per allontanare il disagio e la paura dei bambini

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L’arte ha in sé una riconosciuta valenza curativa. Fa bene a chi la produce, fa bene a chi la fruisce. E’ con questa duplice accezione del suo significato terapeutico che l’Arte, quella con la A maiuscola, fa il suo ingresso al Ponte del Sorriso e nella pediatria di Cittiglio. E lo fa dalla porta principale, grazie al progetto denominato “L’arte che cura”, presentato con una conferenza stampa martedì 22 novembre 2011.
Il progetto, unico ed innovativo, è il risultato della collaborazione tra la fondazione Il Ponte del Sorriso Onlus, l’Associazione Arteatro, La Scuola di Scenografia dell’Accademia di Belle Arti di Brera, l’Azienda Ospedaliera “Ospedale di Circolo – Fondazione Macchi”.

 Un gioco di squadra vincente che ha avuto il sostegno della Fondazione Cariplo, che ha deciso di co-finanziarlo per 40mila euro grazie al bando “Creatività giovanile”, e alla raccolta fondi “Un sorriso per Martina”,  commuovente gesto d’amore di due genitori che alla prematura scomparsa della loro unica figlia, lo scorso mese di giugno, hanno voluto pensare al benessere dei bambini ricoverati, per tenere vivo per sempre il ricordo della loro piccola nel sorriso dei bambini in ospedale. Otto giovani talenti dell’Accademia di Brera, seguiti da un tutor artistico e da uno pedagogico, dai prossimi giorni di novembre inizieranno a studiare percorsi artistici per il Punto di Primo Intervento al Filippo del Ponte di Varese e per la Pediatria di Cittiglio, per renderli luoghi accoglienti e ricchi di spunti per stimolare l’immaginazione di ogni bambino.
La fondazione Il Ponte del Sorriso ha un forte spirito aggregante – dichiara Emanuela Crivellaro, Presidente de Il Ponte del Sorriso Onlus – nel ricercare in ogni iniziativa e progetto il coinvolgimento di tanti soggetti diversi che, competenti nelle proprie specificità, partecipano attivamente alla realizzazione del nuovo ospedale materno infantile, come in questo caso la prestigiosa  l’Accademia di Brera, che da Milano si sposta a Varese con la propria eccellenza”.
L’umanizzazione degli ambienti ospedalieri, soprattutto pediatrici, è una pratica ormai diffusa, ma spesso si esaurisce con dei dipinti appesi alle pareti dal valore puramente decorativo. L’obiettivo che invece questo importante progetto intende realizzare è un percorso all’interno del quale il bambino, che in ospedale si sente smarrito e perde ogni sua certezza, possa ritrovarsi, rasserenarsi e sentirsi fiducioso delle cure sanitarie che gli verranno prestate. Non è il dolore che il bambino non sa sopportare, la sua soglia è alta o bassa individualmente come per gli adulti. Ciò che non riesce a gestire è la paura. Paura di quello che avverrà e che non conosce, paura che gli provoca angoscia, panico e smarrimento. Ecco perché l’umanizzazione dell’ambiente pediatrico diventa un fattore fondamentale per aiutare ogni bambino ad affrontare l’esperienza dell’urgenza/emergenza e del ricovero in reparto. La struttura e la progettazione del luogo che accoglie il bambino devono quindi rispondere, oltre alle esigenze di un moderno e funzionale ospedale, anche alle necessità del piccolo paziente.
Siamo lieti di ospitare questa iniziativa – ha dichiarato Walter Bergamaschi, Direttore Generale dell’Azienda Ospedaliera di Varese -. Ritengo infatti che solo la presenza di una dialettica tra l’elemento clinico, che deve comunque prevedere spazi adeguati, e la necessità di averne altri dedicati all’umanizzazione, possa consentire di esercitare anche l’ ‘altra parte della cura’, quella che si occupa della parte sana del bambino. Questo laboratorio con l’Accademia di Brera che si mette in atto oggi, ci permetterà di avere domani il nuovo ospedale”.
Dal punto di vista strettamente artistico, l’attenzione e l’innovazione del progetto “L’arte che cura” risiede nel privilegiare la sperimentazione, la fusione di linguaggi creativi diversi, la valorizzazione di eccellenze artistiche garantendo anche a loro una concreta possibilità di espressione e produzione in un contesto usualmente non destinato alla produzione artistica in senso stretto come quello ospedaliero.
Il progetto si sviluppa in maniera autonoma nei due ambienti di Varese e Cittiglio – illustra Chicco Colombo di Arteatro, tutor dei giovani artisti di Brera- . Per il reparto pediatrico di Cittiglio si tratta di un intervento sulla degenza. Qui si partirà dalla trasformazione del pavimento in elemento di stimolo. Non più superficie solo da calpestare, ma sentiero che si sviluppa e interagisce con alcuni personaggi che saranno dipinti alle pareti, e che il bambino potrà percorrere come all’interno di un racconto.
Diverso l’intervento del Punto di Prima Accoglienza di Varese – prosegue Chicco Colombo -. Qui i giovani scenografi attueranno una vera e propria sperimentazione artistica, gettando le basi di quella che sarà il concetto di accoglienza nell’intera struttura del nuovo polo pediatrico”.
Il lavoro degli artisti di Brera non terminerà con la conclusione dei lavori. Dopo aver realizzato i due ambienti, gli studenti avranno infatti il compito di monitorare e valutare le reazioni dei bambini per poi progettare l’intero Ponte del Sorriso.  

Accademia di Brera – Scuola di Scenografia
Nel corso della lunga e prestigiosa storia dell’Accademia di Belle Arti di Brera tanti sono stati i progetti realizzati che hanno lasciato traccia indelebile nella evoluzione e nello sviluppo culturale della nostra società. Tra questi il progetto cui la scuola di Scenografia del Dipartimento di Progettazione e Arti Applicate è stata chiamata a collaborare a Varese da parte della Fondazione Il Ponte del Sorriso e Arteatro ci sta particolarmente a cuore.
Qui il futuro delle generazioni si incontra con la volontà di dare il meglio delle nostre eccellenze presenti a livello nazionale e nel nostro territorio: la generazione futura dei piccoli pazienti a cui il progetto dell’Ospedale Pediatrico è destinato e la nuova generazione dei giovani allievi dell’Accademia che, tra i suoi migliori elementi, ha raccolto la sfida di collaborare a questo progetto dove l’arte e la cultura si incontrano con la scienza e la medicina in un obiettivo di straordinaria ricerca di qualità.
Innumerevoli sono le proposte che pervengono alla Scuola di Scenografia ogni anno ma solo alcune vengono accolte e tra queste, il progetto “L’arte che cura”, è risultato caratterizzato da un particolare elemento di completezza e novità.
Otto giovani scenografi sono stati, infatti, chiamati non solo come progettisti e realizzatori ma coinvolti nella ricerca e nello sviluppo di nuovi linguaggi creativi altamente innovativi in un ambiente tradizionalmente “inespressivo” come quello ospedaliero, incontrando , dapprima medici e specialisti dell’infanzia ed ogni operatore del settore per comprendere e soddisfare le esigenze dei piccoli pazienti e, successivamente alla realizzazione, monitorando su questi ultimi il gradimento e la friubilità delle opere realizzate.
Il progetto vede gli studenti entusiasti, nell’affrontare questo nuovo impegno  che si pone come una sfida personale per il diverso ambito in cui opereranno   ben consci, della possibilità di poter sviluppare dei percorsi di ricerca, di formazione, sperimentazione artistica in cui possano esprimere appieno il loro talento e la loro creatività.
I nostri giovani potranno mettere alla prova il loro bagaglio di conoscenza, di tecnica e di idee, acquisito nel corso dei loro studi accademici, confrontandosi con tutti quegli aspetti produttivi che caratterizzano il “fare artistico” ed, in questo specifico caso, orientando la propria creatività alla creazione di installazioni o percorsi plastico-sensoriali di arte contemporanea inizialmente da realizzarsi presso il Punto di Primo Intervento dell’Ospedale di Varese ed il reparto di Pediatria dell’Ospedale Causa Pia Luvini di Cittiglio e, successivamente, alla progettazione complessiva degli spazi del futuro Polo Pediatrico “Il Ponte del Sorriso”.
Per la nostra Scuola questa esperienza si pone nella duplice prospettiva di non isolare lo studio accademico dal mondo lavorativo e di consentire il confronto realistico con una nuova futura professione. La valorizzazione delle eccellenze in campo artistico e culturale e la creazione di opportunità che favoriscano nel concreto l’emersione di giovani talenti è da sempre l’imperativo della nostra Accademia.

Prof. ssa
Grazia Maria Manigrasso
Titolare cattedra Scenografia
Accademia di Belle Arti di Brera